NoCore

Perchè di sicuro là sopra qualcuno ti ama, però non è in casa





lunedì, 23 novembre 2009

SONO COSE (REALI?) CHE CAPITANO

Capita a tutti, magari più volte nel corso della propria esistenza, di sentirsi sopraffatti da un senso di estraneità dal mondo reale; magari quando sei tra tanti e ti si sorprende con gli occhi sbarrati nel vuoto di fronte ad un'offerta di un bicchiere di vino rosso; oppure mentre cammini tra le luci della sera e non badi al passante che ti sta urtando contro. Più pericoloso può essere mentre sei alla guida della tua macchina, con la tua musica preferita in diffusione e con la sigaretta quasi terminata tra l'indice ed il medio della mano sinistra a sporgersi fuori dai 7 centimetri di finestrino aperto. Quei cinque-sette-dieci secondi, o forse più, in cui la tua mente è in un luogo altro, in cui il pensiero si ferma o puntualizza un concetto che non afferrerà mai; quegli interminabili secondi che infine ti riportano alla realtà e ti ritrovano centinaia di metri dopo, sulla stessa strada e perfettamente allineati alla carreggiata, non un centimetro di più a destra e non un centimetro di meno a sinistra. Sono momenti difficili, lo ammetto, ardui da comprendere se non con uno spiccato senso di  fatalità. Mi chiedo, in questi infiniti brevi momenti in cui tutto si perde, dove va il mio pensiero, dove si posa la mia mente, come sopravvive la mia lucidità; se l'immersione nel non luogo è profonda o se qualche barlume di coscienza guida i miei occhi (e quindi la mia macchina!); mi domando se al risveglio sono ancora me stesso o qualcosa è variato, se il tempo dell'incosciente è quello vissuto in quegli attimi sospesi o nel mio vivere quotidiano.
Dopotutto non rimane che uno spazio ed un tempo percepiti come vuoti, che forse ci verranno restituiti alla fine del nostro percorso.





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martedì, 03 novembre 2009

Alla faccia dei nuovi onesti

E così venne il giorno, Lui si affacciò alla finestra e disse: "Ebbene si, vado a troie"; la folla esultò grata della Sua sincerità e ricambiò con un fragoroso applauso. "Tiro anche di coca" aggiunse, mentre il tripudio del popolo lo osannava tra bandiere e striscioni con la Sua effige; un piccolo starnuto interruppe momentaneamente il discorso del Maestro e la piazza lo sostenne innegiando il canto da Lui scritto ed interpretato in passato; attimi di brivido percorrevano le schede degli intervenuti al comizio; il Maestro ripose in tasca il fazzoletto e riprese, "...i trans non li sopporto, mi stanno sul culo, fosse per me li impalerei tutti..." esclamò tuonante "non sono un moralista e i soldi che ho guadagnato sono il frutto di chiari e personali traffici, alla faccia di chi non ha ancora capito come si fa..."; il pubblico non stava più nella pelle ed aspettava fremente che le parole uscissero dalla Sua bocca come quando si attende che l'orgasmo giunga al suo massimo culmine. Nessuno aveva notato il piccolo individuo che nel mezzo della piazza se ne stava in silenzio e con gli occhi sbarrati senza un minimo di tensione muscolare. Attese con pazienza il momento perfetto, il breve attimo di stallo che avrebbe preceduto il successivo fonema del Maestro;
"Prrrrrrrrrrr" ; una fragorosa pernacchia ruppe il silenzio nella piazza; attimi di terrore,  folla sconvolta in cerca del colpevole, teste roteanti a 360 gradi, piedi sulle punte per sporgersi più avanti; po d'un tratto un cerchio si allarga tra la gente, il piccolo ometto viene accerchiato, il Maestro che dalla finestra punta il dito in basso. "Chi osa interrompere il mio discorso, ma soprattutto, chi cazzo è lei?" Silenzio di ghiaccio. Il piccolo individuo si fa un poco avanti, si guarda intorno con aria tranquilla, alza gli occhi verso il balcone, tira un sospiro e: "No, scusi sa, ma io sono il fattorino che ieri le ha aperto la porta dell'Hotel, si ricorda? Beh, lei mi ha dato 100 euro di mancia ma sa, a me sembravano troppi, sono venuto per darle il resto" e tirando fuori dalla tasca un mazzetto di banconote " ecco, questi sono 99 euro, ci si comperi qualcuno!".



 


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lunedì, 19 ottobre 2009

Misteri

Misteri della notte, quando le sveglie cadono sul dirimpettaio assorto sulla sua ultima pagina di libro;
misteri della notte, quando le note ragazze della porta acanto ti sospirano dal buco della chiave;
non è come essere al primo posto nella classifica dei perdenti, è essere al di sopra; il vuoto c'è ma non si crede.

Ora sopraggiunge qualcuno che subito si presenta come voler essere il preferito.

Apri, giro, sguardo, penso, marco, stringo, fremo e stingo.
Prego, dica, come? dopo.
Ora? Ora.

Lei sale verso te con le sue gambe retrattili
divincola spasmodico attratta dal tuo simbolo
l'aria si fa magnetica
disposta a tavolo la sedia
nel fianco duplice di muscolo
immette il mento plastico
Sei al 7° cielo nero

Tra vestiti anonimi
unghie addosso ai mobili
falsi reggi dobermann
lunghi coni vernidas

Specchio tra lenzuola
bagnate dalla gola
Sei al 7° cielo nero

Misteri della notte, quando le parole non arrivano più e senti cadere indomito;
misteri della notte, quando il bacio sulla ferita appare unico;
non è come essere al primo posto nella classifica dei contenti, è essere al di sopra; il vuoto c'è ma ci si crede.







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venerdì, 11 settembre 2009

Notte da cani

Notte da cani quaggiù in città, qualcuno urla, qualcuno piange, qualcuno spera.
Come ogni volta mi ripiego in un sentimento artistico e volgo lo sguardo verso diversi altrove;
esausto maneggio indifferente un'ultima birra, sempre la stessa da diverse ore, e non è che l'ultima di una lunga specie...
Notte da cani quassù in città, le adunate riflettono i deliri di onnipotenti deliranti;
ti guardo, mi guardi e inossidabile il tuo senso proverbiale mi assopisce.
Come potrei, io , povero essere umano, adeguarmi al tuo battito?
Sarei capace di ascoltarti ma non di infrangerti.
Ma va da se, che ci si conosce così, come un semplice desiderio di anestesia catartica, ci si conosce così, dentro ogni minimo sconfinare di elementi duttili.
Ora mi addormento, scarno levitare di gracili sussurri, e mi ricordo del tuo viso, utile e dilettevole, e penso che ogni mossa è indubbia come è indubbio il mio solco.





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sabato, 05 settembre 2009

Latitudini

Nord, ovest, est, sud;
paragonabili punti in uno spettro solare,
destinazioni raggiungibili da ogni punto della mente;
Dove collocarsi?
Al di sopra della perseveranza?
Sotto ogni praticabile entusiasmo momentaneo?
Ogni casa è una tua casa, ogni persona è una tua persona, come indivuduarsi in ogni memorabile scatto lampeggiante.

Eppure c'è un luogo, quel luogo dove ogni assopito istante produce luce,
c'e un luogo dove sei stesso te e dove puoi verificare ogni piccolo assenso;
lontano mille miglia dalla vicinanza, quel luogo è lì che assapora,
vicino mille lontananze, quel luogo ti riproduce, ti ascolta ascoltandoti.

E' un luogo fatto di personepensieripensanti, un luogo di onestà, di illogica illucidità, di grandi salti nell'aria, di fascinose manie, di sospensioni.

E' a nord della tua ragione, ad ovest di ogni certezza, ad est delle tue illusioni, a sud della tua ricerca.

Il luogo che cerchi è lì, dove hai vissuto tuttoquanto e inquelmodo.






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lunedì, 20 luglio 2009

Ci proverò, serenamente

Ci proverò mondo felice.
Proverò a guardare sempre più in la, dove le carezze fanno posto ai sussurri gridati; proverò poi a masticare più lentamente che posso, ad allacciarmi l'ultimo nodo delle converse e a rimediare un passaggio tra i palazzi.  Poi di sera proverò a fare diversamente, a suonare un disco diverso da quello sul piatto,  a guardare in alto, a spegnere per bene la cicca, a risparmiare il pane, proverò a credere che si possa ancora credere, a misurare i lampi e contare i tuoni, spostare i sensi e a saltare le domeniche, a morire meno, a prendere appunti, a ritardare meglio, a seguire la notte da sinistra.
Ancora proverò a dire, a finire il caffè nella macchinetta, a sognare senza il cuscino, a fronteggiare impavidamente le cassiere del market, ad albeggiare di più, a giustificare meno.
Infine proverò a non pormi troppe domande, che di risposte ne ho già abbastanza!






postato da coccia alle ore luglio 20, 2009 22:05 | Permalink | / commenti







mercoledì, 15 luglio 2009

Cari noi

"Parole che fanno bene" recita uno dei testi dell'ultimo, bellissimo, disco di Nicolò Fabi; quali sono le parole che ci fanno sentire bene? Quelle dette all'improvviso dalla poco conosciuta signorina dirimpettaia, che ti aiutano a partecipare il nuovo giorno; o quelle al telefono, che, come d'incanto, ti portano a pensare...le parole mai dette? Quelle che ti aspetti inesorabilmente sul tuo viso; le parole che ti possono trafiggere quando vengono da qualcuno che ti ama e non ti ama; l'infinito delle parole che supplicano di esistere fuori dal corpo che le racconta; la preghiera delle parole sacro sante; il pianto delle parole che sussurrano di un lungo viaggio ma solo della mente; le parole che scappano per non essere ripetute; di quali parole abbiamo bisogno? Parole di conforto? Di sfida? Di comprensione? Di trasformazione?
A volte non voglio più parole (come cantavo anni fa con i NoCore) ma espressioni vivide di sentimenti autentici; è come attendere inasapettatamente un istante che taglia il velo e sei dall'altra parte...non siamo preparati anche se pronti da sempre...Le parole che ti fanno cambiare il peso delle cose, della forza delle braccia, del sonno e del risveglio, di ritornare a casa...a volte manca il fiato, da cui non si torna indietro, il tempo ti fulmina e disimpegnarti è tutto quello che vorresti...il potere delle parole che ti illuminano, cari noi, persi, ma eternamente presenti nell'attualità dei soli momenti di bellezza.
Ora le parole si nascondono, non vogliono essere trovate, piangono all'ombra di un destino fugace che ti lava l'anima...stanno lì, pensanti e pensatrici fino a che l'ultimo riflesso di vita possa giungere alla sua perfetta idiosincrasia d'amore.






postato da coccia alle ore luglio 15, 2009 20:17 | Permalink | / commenti (2)







mercoledì, 08 luglio 2009

Che faccio?

Mi faccio la badante? Mi iscrivo al partito? Commemoro Michael Jackson? Piango i morti di Viareggio? Emigro vestito da negro? Vado al G8? Sciopero per i lavoratori di Termini Imerese? Scatto qualche foto in qualche villa? Corro al Tour de France? Scrivo un' enciclica menmichael jacksontre stupro qualche minorenne? Mi compro Sky? Intercetto Alfano mentre fa sesso al telefono con Felipe Melo?
No, semplicemente vomito!



postato da coccia alle ore luglio 08, 2009 09:06 | Permalink | / commenti







lunedì, 22 giugno 2009

Ancora un momento


Che diremo stanotte all'amico che dorme?
La parola più tenue ci sale alle labbra
dalla pena più atroce. Guarderemo l'amico,
le sue inutili labbra che non dicono nulla,
parleremo sommesso.
La notte avrà il volto
dell'antico dolore che riemerge ogni sera
impassibile e vivo. Il remoto silenzio
soffrirà come un'anima, muto, nel buio.
Parleremo alla notte che fiata sommessa.
Udiremo gli istanti stillare nel buio
al di là delle cose, nell'ansia dell'alba,
che verrà d'improvviso incidendo le cose
contro il morto silenzio. L'inutile luce
svelerà il volto assorto del giorno. Gli istanti
taceranno. E le cose parleranno sommesso.

Ho un amico che possiede dei poteri
straordinari
che vieni ogni tanto a farmi visita
e scrutandomi negli occhi
fa illazioni sul futuro
ma piuttosto certe sere
quando chiudo le finestre
io sento le cose rivivere
se sto sognando non svegliarmi ma...
fa' che io possa ricordarmi di te
chiudi le tue labbra fino a quando tornerai
e sarai tu che guardandomi dirai
fa' che io possa ricordarmi di te
per le strade questa notte
gira un ladro di ricordi
fantasma confuso tra la biancheria
e frugando nelle tasche
vuol cambiare il mio passato
ma conservo sotto chiave
l'eleganza del tuo passo
conservo persino la polvere
tutto è al suo posto
come allora.

Esco di rado e parlo ancora meno
mi hanno detto che vuoi vedermi
e mi conosci bene, dici
la vita è un viaggio lento ragazza mia
nè destra nè sinistra
Lazzaro si sveglia tutti i giorni
e Caino gli porge il sale
e non per la minestra
e non per la minestra.
Sono stato un uomo tenero, ti dico
un uomo vegetale
sono stato a guardare la feroce
bellezza del mondo
lentamente trasformare
lentamente trasformare.
Io sono un uomo libero
nè destra nè sinistra
sogno ancora credendo di pensare
sogno ancora coi gomiti affacciato alla finestra
affacciato alla finestra.
Ma ci sono cantanti a cui non si può credere
ci sono poeti che non si può raggiungere
qui tutti parlano e parlano
o peggio scrivono e scrivono
è cultura universale
o biblioteca comunale.
Fra il celeste e il profetico
fra il religioso e il mistico
il maschio e la sua conquista
il puro e il diabolico
fra il politico e il possibile
il passero e l'azzurro profondo
il rosso e il suo tramonto
la voce e lo spirito.
Scelgo di camminare in silenzio
accanto a te vita mia
che sono un uomo libero in questo mondo
vita mia
che sono un uomo libero in questo mondo.
Sempre e sempre
sempre e sempre
sono un uomo libero
sempre e sempre
sempre e sempre.
Esco di rado ma osservo molto come vedi
alla vita mi vendo tutto dalla testa ai piedi
la vita è un ballo verticale
si impara un passo al giorno
il prezzo dei passi sbagliati
è un brutto foglio di viaggio
e non c'è ritorno
e non c'è ritorno.
Fra il celeste e il profetico
fra il religioso e il cattolico
fra l'inganno e la promessa
il delirio fanatico
la pace con le armi
il politico e il possibile
il passero e l'azzurro profondo
la voce e lo spirito.
Scelgo di camminare in silenzio
accanto a te vita mia
che sono un uomo libero in questo mondo
vita mia
che sono un uomo libero in questo mondo.
Sempre e sempre
sempre e sempre
sono un uomo libero
sempre e sempre
sempre e sempre.





L'amico che dorme, Cesare Pavese

Valzer della memoria, Mario Venuti
Io sono un uomo libero, Ivano Fossati













postato da coccia alle ore giugno 22, 2009 00:26 | Permalink | / commenti







lunedì, 15 giugno 2009

Esistenze

Il passante segnava la via mentre l'ultima finestra veniva chiusa fragorosamente; le prime luci della sera andavano accendendosi tra insegne, catalizzatori di traffico, lanterne; “e tu non sai che il giorno sveglia i miei guai, sono la certezza di una vita che ormai non ha più fretta” disse lei guardando distratta un passo falso sulla strada; sapeva benissimo che non era di buonumore come lui, e cantava la canzone di passaggio.
Un'esistenza le passò accanto.
Non la riconobbe subito, tanto il da fare era comprensivo della facile distrazione; notò l'asola del polsino un poco lisa ma la mente andò oltre. Davanti un'altra esistenza; ora più lieve e disarmante, era quella di un ragazzo pieno di perché e di come. Lo ascoltò incuriosita fino ad arrivare alla coerenza; era tale da far credere che potesse cambiarla; in attesa di senso lei si fece avanti e lo scoprì con un fiore scelto; gentilmente lui si privò delle sue sofferenze ma un ultimo dubbio bastò a farli trasalire; sulla scie della strada spaventate esistenze affioravano a lei; una conduceva per mano le sue carezze, un'altra masticava gelosie, un'altra ancora bramava. Poteva vederle spingere, prendersi d'animo, ma qualcosa la tratteneva, qualche istinto la faceva ritrarre, tutte quelle esistenze che la attiravano ma allo stesso tempo la respingevano. Piena di se condusse il suo corpo in fondo alla via. Estasiata per il suo bel pensare si fermò sul ciglio di un battibecco; due vite diradavano a voce alta; li osservò mentre con il naso assaporava l'estate; “come vi sono vicino” disse ma non riuscì a farlo. In fondo non le si poteva chiedere troppo, arrecarsi danno per comunicare complicazioni; parole vuote nella sua testa gironzolavano giustappunto. Poi l'ultima esistenza, quella fatale che avrebbe calpestato il suo cuore; un tappeto blu venne srotolato dal caso.
Non lo conosceva ancora.
Lui, non come lui; un riassunto le balenò in testa; guardarlo era come essere dentro un replay; una scatola prese ad accendersi; ammucchiò la sua follia poi lo guardò; non solo con gli occhi lo prese; “come se morissi” afferrò lui; “proverò davvero ad avere sempre su di me il profumo delle mani” ricondusse lei; in quel momento qualcosa si cancellò; la sua regolarità stava cessando; la luce sparì di colpo; presero le proprie mani su un saliscendi, volteggiarono tutta la notte senza chiedere niente al mondo; si vedevano dappertutto riflessi, sulle banchine sporche, sulle vetrine di oblò esplosi, dentro cavernosi quaderni in vetrina; si duplicarono infine in una calligrafia con le grazie; lui le chiese di seguirlo ovunque e lei accennò un sorriso evidentemente poetico; l'attimo di un pensiero gli si avvolse contro; i capelli si sciolsero in un sospetto; le caviglie esplosero le catene e lei indietreggiò.
“Chissà se di tutte le esistenze che ci convergono sarò mai capace di esserne qualcuna” confutò lei; le sue parole fecero una capriola all'indietro e scoppiarono indecorose mentre l'ultima finestra veniva chiusa fragorosamente e le prime luci dell'alba andavano spegnere insegne, catalizzatori di traffico, lanterne.

ESISTENZE ALTRE

Spara per pensarci, ma non con la stessa forza del tuo abbraccio. “Non pensare più, tanto non decade, spegni quel sorriso erroneo”.
Poi l'autunno.

ESISTENZE OLTRE

Please leave us here, close our eyes to the octopus ride!








THE FINAL CUT


Attraverso le lenti a occhio di pesce
Degli occhi bagnati di pianto
Riesco a malapena a definire
La forma di questo momento esatto
E ben lontano dall'innalzarmi
Verso cieli azzurri e puri
Cado a spirale
Nel buco sottoterra dove mi nascondo

Se riuscite a passare
Oltre il campo minato sulla strada
Se scampate ai cani e ingannate il freddo
Occhio elettronico
E se riuscite a evitare il fucile nell'entrata
Usate la combinazione,
Aprite la cassaforte
E se ci sarò vi dirò che c'è dietro il muro

C'è un ragazzo che ebbe una grande allucinazione
Facendo l'amore con ragazze sulle riviste
Si chiede se tu stai dormendo
con la tua nuova fiamma
Può qualcun'altro amarti?
O forse è solo un folle sogno?

E se io ti mostro il mio lato oscuro
Mi stringerai a te comunque stanotte?
E se t'apro il mio cuore
E ti mostro il mio lato debole
Che farai?
Venderai la storia a Rolling Stone?
Porterai via i bambini
E mi lascerai solo?
E sorriderai per rassicurarmi
Mentre parli al telefono sottovoce?
Mi farai fare le valigie?
O potrò rimanere a casa?

Pensavo di dover svelare i miei nudi sentimenti
Pensavo di dover strappare via il sipario
Stringevo il coltello tra le mani tremanti
Pronto a farlo ma…
Poi ha suonato il telefono
Non ho mai avuto la forza di dare il taglio finale

postato da coccia alle ore giugno 15, 2009 00:44 | Permalink | / commenti (1)